Perché Dante scrive la Divina Commedia?

Perché Dante scrive la Divina Commedia?
Perché dante scrive la divina commedia?

La letteratura mondiale non sarebbe la stessa senza il contributo di Dante Alighieri, il sommo poeta fiorentino la cui opera, “La Divina Commedia”, continua a essere uno dei pilastri fondamentali su cui poggi la cultura occidentale. Ma perché Dante ha scritto questo capolavoro che ancora oggi, a distanza di secoli, appassiona, affascina e ispira lettori, studiosi e artisti? Per comprendere appieno le motivazioni dietro la stesura dell’opera, è necessario immergersi nel contesto storico, personale e culturale che ha circondato la sua vita.

Un viaggio personale di purificazione e redenzione

Dante vive in un’epoca turbolenta, il Medioevo, una fase della storia europea caratterizzata da profondi cambiamenti politici, sociali e religiosi. La sua vita è segnata da eventi personali di grande rilevanza, tra cui l’esilio dalla sua amata città, Firenze, a causa delle lotte intestine tra guelfi e ghibellini. Questo esilio forzato, che lo condannerà a non rivedere più la sua città, lascia un segno indelebile in Dante, che sperimenta sulla propria pelle il dolore dell’abbandono e della perdita.

“La Divina Commedia” può essere vista come un cammino di purificazione dell’anima del poeta, una sorta di viaggio catartico attraverso cui Dante cerca di redimersi agli occhi di Dio e degli uomini. L’opera inizia nel mezzo del cammino della vita del poeta, simbolo di una crisi esistenziale che lo porta a riflettere sulla sua condizione umana e sulle scelte fatte fino a quel momento. L’inferno, il purgatorio e il paradiso diventano tappe di un viaggio interiore, dove Dante trova la possibilità di riscatto e di speranza per sé e per l’umanità tutta.

Un manifesto politico e filosofico

Ma “La Divina Commedia” è anche un testo fortemente radicato nella realtà politica del suo tempo. Dante, attraverso la sua opera, esprime il suo pensiero politico e la sua visione sul giusto governo degli uomini. La sua critica si estende dai soprusi dei potenti fino alla corruzione della Chiesa, che nel Medioevo esercitava un’influenza notevole su tutti gli aspetti della vita quotidiana.

Attraverso le pene e le punizioni che assegna ai personaggi dell’Inferno, Dante denuncia i vizi e le ingiustizie di cui sono stati protagonisti. Allo stesso modo, nel Purgatorio e nel Paradiso, esalta le virtù e le azioni meritevoli che portano le anime alla salvezza. La sua è una proposta di riforma morale e sociale che si basa sui principi della giustizia divina, ma che si intreccia in modo indissolubile con i valori universali di giustizia e onestà.

Amore e conoscenza: la figura di Beatrice

Non si può parlare della “Divina Commedia” senza menzionare Beatrice. L’amore di Dante per Beatrice Portinari è uno dei fili conduttori dell’intera opera e rappresenta l’ispirazione divina che guida il poeta nel suo percorso spirituale. Beatrice è la personificazione della teologia e della conoscenza che eleva l’anima di Dante, facendogli intravedere le verità ultime dell’esistenza.

Nel Paradiso, Beatrice diventa la guida di Dante, sostituendo Virgilio, che aveva accompagnato il poeta nell’Inferno e nel Purgatorio. Questo passaggio testimonia un cambio di registro nell’opera: dalla ragione umanistica e classica, rappresentata da Virgilio, si passa alla rivelazione divina e alla sapienza teologica, di cui Beatrice è simbolo. Dante, attraverso questo personaggio ispiratore, esplora la natura dell’amore che trascende il mondo terreno, elevandosi verso l’amore divino, capace di guidare l’uomo verso la salvezza.

Un’epopea linguistica e culturale

Infine, Dante scrive “La Divina Commedia” con un intento che va ben oltre la sfera personale e politica: quello di creare un’epopea linguistica e culturale in volgare fiorentino, una lingua che fino a quel momento era considerata meno nobile e meno adatta alla scrittura di opere letterarie di alto livello, rispetto al latino. Con la sua opera, Dante contribuisce in modo decisivo al processo di valorizzazione della lingua italiana, ponendo le basi per la sua futura standardizzazione.

La scelta del volgare permette a Dante di raggiungere un pubblico più ampio, rendendo la sua opera accessibile a un numero maggiore di lettori. Al tempo stesso, questa scelta testimonia la volontà di affermare la dignità e la bellezza della cultura e dell’identità italiana, in un’epoca in cui l’Italia era divisa in molte città-stato e regioni in conflitto tra loro.

La stesura della “Divina Commedia” si rivela un atto di estrema complessità: è insieme un viaggio di redenzione personale, una critica al potere politico e religioso, un inno all’amore elevato a principio conoscitivo e teologico, e una rivoluzione linguistica e culturale. Dante scrive il suo capolavoro muovendo da un intreccio di motivazioni che rispecchiano il suo tempo ma che, al contempo, hanno saputo trascendere le epoche, rendendo la “Divina Commedia” un’opera immortale.